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"Un mondo giusto e' quello in cui gli individui
lottano per qualcosa  che non e' determinato
dalla lotteria del destino, ma dalla loro libera scelta."
 Amartya Sen, Premio Nobel per l'Economia 1998
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Questo moto tranquillo delle onde e delle luci delle navi mi incanta, regalandomi un senso di pace dopo la frenesia della metropoli, i suoi spasimi di luce nell’agonia del pomeriggio.
E mi tornano in mente i tanti paesi che ho visitato, le sfumature impercettibili dei deserti

ai quattro angoli del mondo, le cime aguzze dei monti, i diversi colori con cui si mostrano le città dall’aereo, la gioiosa esplosione di luce del nostro mare e la fredda profondità dell’oceano, i villaggi aggrappati agli enormi dirupi del Karakorum, dove i sentieri non sono più larghi del palmo di una mano.

Vent’anni di girovagare.


Mi piacerebbe poter dire che si è trattato di un pellegrinaggio, ma la mancanza di una meta mi ricorda che, in fondo, tutto e' stato solo un vagabondaggio disordinato.
Nessun ricordo è troppo nitido, le immagini di questo mondo tenero e vasto si riaffacciano scolorate e lontane, eppure mi procurano ancora una stretta al cuore, angoscia, allegrezza, malinconia, ardore.
Solo sensazioni, mezzi ricordi, nuvole inquiete incapaci di aderire ad una forma, mutevoli come capricciosi frammenti di cielo.

 

Eppure, davanti all’oceano scuro, mi sembra di cominciare a capire che alla fine il risultato di tutto questo viaggiare non è stato tanto quello di scoprire nuovi paesaggi, ma di cambiare i miei occhi.

E allora forse gli anni passati a vagare non sono stati del tutto inutili, e questo pensiero basta a consolarmi un poco.

 

(da "le Stelle di Babilonia")


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